Parodontite: sintomi, trattamento e possibilità di arrestare la malattia

da Set 8, 2026

Sanguinamento gengivale, alito cattivo, recessione delle gengive o mobilità dei denti sono segnali che non dovrebbero essere trascurati. Possono infatti indicare la presenza di parodontite, una malattia infiammatoria cronica che danneggia progressivamente i tessuti e l’osso che sostengono i denti.

La parodontite spesso può progredire a lungo senza provocare dolore. Per questo alcuni pazienti si accorgono della malattia soltanto quando le gengive iniziano a ritirarsi, compaiono nuovi spazi tra i denti oppure i denti diventano mobili.

La buona notizia è che, in molti casi, la parodontite può essere trattata con successo e mantenuta sotto controllo nel tempo. Prima viene diagnosticata, maggiori sono le possibilità di preservare i denti naturali.

Che cos’è la parodontite?

La parodontite è una malattia infiammatoria cronica dei tessuti che circondano e sostengono il dente.

La malattia si sviluppa come conseguenza di una complessa interazione tra il biofilm batterico e la risposta dell’organismo. Con il progredire della malattia si verifica una perdita dell’attacco parodontale e dell’osso alveolare che sostiene il dente.

Il problema è che questo processo può progredire a lungo senza sintomi evidenti.

Per questo, il fatto che un dente non faccia male non significa necessariamente che le gengive e i tessuti di sostegno siano sani.

Gengivite e parodontite: qual è la differenza?

La gengivite è un’infiammazione delle gengive senza perdita dei tessuti di sostegno del dente. Le gengive possono apparire arrossate, gonfie e sanguinare durante lo spazzolamento o la pulizia degli spazi interdentali.

Nella parodontite, invece, l’infiammazione è associata alla perdita dell’attacco parodontale e dell’osso che sostiene il dente.

Questa è la differenza fondamentale tra le due condizioni.

La perdita dei tessuti di sostegno causata dalla parodontite non può essere semplicemente recuperata con la rimozione del tartaro. Tuttavia, con un trattamento adeguato è possibile arrestare o rallentare significativamente la progressione della malattia e, in determinate situazioni cliniche, attraverso procedure rigenerative è possibile recuperare parte dei tessuti parodontali perduti.

Quali sono i sintomi della parodontite?

I segnali che possono indicare la presenza di parodontite comprendono:

  • sanguinamento gengivale
  • arrossamento e gonfiore delle gengive
  • recessione gengivale
  • denti che sembrano più lunghi rispetto al passato
  • alito cattivo
  • comparsa di nuovi spazi tra i denti
  • cambiamenti nella posizione dei denti
  • mobilità dentale
  • fastidio o dolore durante la masticazione

La presenza di uno di questi sintomi non significa automaticamente avere la parodontite. Rappresenta però un motivo per effettuare una visita.

È particolarmente importante sapere che la parodontite spesso non provoca dolore, anche quando si è già verificata una significativa perdita dei tessuti di sostegno.

Perché si sviluppa la parodontite?

Il biofilm batterico presente sulla superficie dei denti svolge un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’infiammazione, ma la comparsa e la velocità di progressione della malattia non sono uguali in tutti i pazienti.

Diversi fattori di rischio possono influenzare l’andamento della parodontite.

Tra i più importanti vi sono il fumo e il diabete, soprattutto quando quest’ultimo non è adeguatamente controllato. Anche la suscettibilità individuale del paziente, l’igiene orale e diversi fattori locali e sistemici possono influenzare lo sviluppo e la progressione della malattia.

Per questo il trattamento della parodontite non consiste semplicemente nella “rimozione del tartaro”.

È necessario valutare l’estensione della malattia, eliminare o ridurre il carico batterico e, quando possibile, controllare i fattori che aumentano il rischio della sua progressione.

Come viene diagnosticata la parodontite?

La parodontite non può essere diagnosticata in modo affidabile semplicemente osservando le gengive.

Sondaggio dei denti

La visita parodontale comprende la misurazione della profondità di sondaggio attorno ai denti, la valutazione del sanguinamento al sondaggio, del livello di attacco clinico, delle recessioni gengivali, della mobilità dentale e di altri parametri clinici rilevanti.

Gli esami radiografici permettono di valutare la quantità e la distribuzione dell’osso che sostiene i denti.

Sulla base dei risultati clinici e radiografici vengono determinate l’estensione e la gravità della malattia e viene valutato il rischio della sua ulteriore progressione.

Solo dopo aver formulato una diagnosi viene definito un piano di trattamento individuale.

Come si cura la parodontite?

Il trattamento moderno della parodontite procede per fasi successive.

1. Controllo dell’infiammazione e dei fattori di rischio

Il primo passo consiste nell’ottenere un buon controllo quotidiano del biofilm batterico.

Il paziente viene istruito individualmente sulle corrette tecniche di spazzolamento e di pulizia degli spazi interdentali. Allo stesso tempo vengono valutati fattori di rischio come il fumo e il diabete e, quando possibile, si interviene per migliorarne il controllo.

La partecipazione attiva del paziente è una parte fondamentale della terapia, perché senza una buona igiene orale quotidiana non è possibile aspettarsi un risultato stabile nel lungo periodo.

2. Terapia parodontale non chirurgica

La fase successiva comprende la rimozione professionale dei depositi duri e molli e del biofilm batterico dalle superfici dei denti e delle radici, comprese le aree al di sotto del margine gengivale.

L’obiettivo è ridurre l’infiammazione e creare le condizioni necessarie affinché il parodonto possa stabilizzarsi e il paziente possa mantenere efficacemente i risultati ottenuti.

Dopo un adeguato periodo di guarigione viene effettuata una rivalutazione.

In questa fase vengono nuovamente misurati i parametri parodontali e viene valutata la risposta al trattamento delle singole aree e dei singoli denti.

3. Terapia parodontale chirurgica

In alcuni pazienti, dopo il trattamento non chirurgico, possono persistere tasche parodontali profonde o difetti anatomici ai quali non è possibile accedere adeguatamente senza un intervento chirurgico.

A seconda della situazione clinica possono essere utilizzate diverse procedure di chirurgia parodontale.

In presenza di determinati difetti ossei è possibile ricorrere anche alla chirurgia parodontale rigenerativa, con l’obiettivo di cercare di recuperare parte dei tessuti di sostegno perduti a causa della malattia.

Il trattamento chirurgico non è necessario per tutti i pazienti. La decisione viene presa dopo la rivalutazione e l’analisi della risposta alle precedenti fasi terapeutiche.

La parodontite può guarire?

Questa è una delle domande che i pazienti pongono più frequentemente.

Nel caso della parodontite è più corretto parlare di trattamento efficace e controllo della malattia nel lungo periodo.

La parodontite è una malattia cronica. I tessuti di sostegno già perduti non si ricostituiscono automaticamente una volta risolta l’infiammazione e una persona che ha sviluppato la parodontite necessita di controlli a lungo termine.

Tuttavia, con una terapia adeguata è possibile arrestare la progressione attiva della malattia, stabilizzare la situazione e, in un gran numero di pazienti, preservare i propri denti nel lungo periodo.

Proprio per questo, la conclusione del trattamento attivo non rappresenta la fine della terapia.

Terapia parodontale di supporto: perché i controlli sono così importanti?

Al termine della terapia attiva, il paziente entra in un programma di terapia parodontale di supporto.

L’intervallo tra i controlli viene stabilito individualmente, in base alla gravità della malattia, ai risultati ottenuti, ai fattori di rischio e alla qualità dell’igiene orale.

Durante i controlli viene valutata la stabilità del parodonto, vengono rimossi professionalmente i depositi e si interviene tempestivamente qualora ricompaiano segni di attività della malattia.

Il mantenimento nel tempo non è un trattamento accessorio: è parte integrante della terapia parodontale.

Avere la parodontite significa dover estrarre i denti?

No.

La diagnosi di parodontite, anche in presenza di una forma avanzata della malattia, non significa automaticamente che tutti i denti coinvolti debbano essere estratti.

Per ogni dente è necessario valutare il grado di perdita dei tessuti di sostegno, la mobilità, l’anatomia, le possibilità di trattamento e mantenimento e la prognosi nel lungo periodo.

In alcuni pazienti, un trattamento parodontale adeguato può consentire di preservare anche denti seriamente compromessi.

Esistono naturalmente situazioni nelle quali il danno è così avanzato che la conservazione di un determinato dente non presenta più una prognosi prevedibile nel lungo periodo.

L’obiettivo della terapia parodontale non è conservare ogni dente a qualsiasi costo. L’obiettivo è preservare i denti naturali quando esiste una possibilità clinicamente giustificata e prevedibile nel lungo periodo.

Parodontite e impianti dentali

La salute parodontale è particolarmente importante anche nei pazienti che stanno valutando una terapia implantare.

Una malattia parodontale attiva deve essere diagnosticata e trattata prima di procedere con una riabilitazione implantare. I pazienti che hanno avuto una parodontite necessitano inoltre di un attento programma di mantenimento a lungo termine anche dopo l’inserimento degli impianti.

Per questo, nei casi complessi, in Viadent integriamo la valutazione parodontale con quella implantologica e protesica.

Prima viene valutato quali denti naturali possono essere conservati con una prognosi prevedibile e successivamente, quando necessario, viene pianificata la sostituzione dei denti che non possono essere mantenuti.

Questo approccio permette di evitare che la scelta tra conservare un dente e ricorrere alla terapia implantare sia automatica, basandola invece sulla diagnosi e sulla prognosi di ogni singolo caso.

Quando rivolgersi al parodontologo?

È consigliabile effettuare una visita parodontale se si nota:

  • sanguinamento frequente delle gengive
  • recessione gengivale
  • mobilità o spostamento dei denti
  • comparsa di nuovi spazi tra i denti
  • alito cattivo ricorrente
  • una perdita ossea attorno ai denti già diagnosticata

Una valutazione parodontale è particolarmente utile anche quando, a causa della parodontite, è stata proposta l’estrazione di più denti e si desidera verificare se esista la possibilità di preservare parte della dentatura naturale.

Prima la parodontite viene diagnosticata e trattata, maggiori sono le possibilità di controllare la malattia nel lungo periodo e preservare i propri denti naturali.

Domande frequenti sulla parodontite

Il sanguinamento delle gengive significa sempre avere la parodontite?

No. Il sanguinamento è un segno di infiammazione gengivale, ma da solo non è sufficiente per formulare una diagnosi di parodontite. Se il sanguinamento si ripete, è necessario individuarne la causa e valutare lo stato dei tessuti di sostegno dei denti.

La parodontite fa male?

Spesso no. La parodontite può progredire senza dolore, motivo per cui alcuni pazienti si accorgono della malattia soltanto quando ha già raggiunto uno stadio avanzato.

È possibile rigenerare l’osso perso attorno ai denti?

In determinati difetti ossei accuratamente selezionati, la terapia parodontale rigenerativa può consentire di recuperare parte dei tessuti di sostegno perduti. La terapia rigenerativa non è possibile né indicata in tutti i casi.

I denti mobili devono essere necessariamente estratti?

Non necessariamente. La mobilità dentale è soltanto uno dei parametri che vengono valutati. È necessario effettuare una valutazione clinica e radiografica e determinare la prognosi del singolo dente.

La parodontite può tornare dopo il trattamento?

La parodontite può riattivarsi, soprattutto se il biofilm batterico e i fattori di rischio non sono adeguatamente controllati o se il paziente non si sottopone ai controlli raccomandati. Per questo la terapia parodontale di supporto è parte integrante del trattamento a lungo termine.

Posso mettere gli impianti se ho avuto la parodontite?

Aver avuto una parodontite non significa, di per sé, che un paziente non possa mai ricevere impianti dentali. Tuttavia, la malattia attiva deve essere prima trattata e stabilizzata e, dopo la terapia implantare, è particolarmente importante seguire un programma di mantenimento professionale nel lungo periodo.

L’autrice

Prof. dr. sc. Jelena Prpić, dr. med. dent.

Specijalistica parodontologije

Prof. dr. sc. Jelena Prpić fa parte del team clinico di Viadent fin dalla sua fondazione nel 2003, dove si occupa della diagnosi e del trattamento delle malattie parodontali e svolge procedure terapeutiche nell’ambito della parodontologia.

È professoressa presso la Facoltà di Medicina Dentale dell’Università di Rijeka, dove è responsabile dell’insegnamento di Parodontologia II. Svolge inoltre attività didattica nel corso di laurea in Medicina Dentale presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Maribor.

Viadent – Rijeka

Questo articolo ha finalità informative e non può sostituire una visita parodontale individuale, una diagnosi né un piano di trattamento personalizzato.

prof. dr. sc. Jelena Prpić, dr. med. dent., specijalistica parodontologije